GLI AUTORI E LE AUTRICI SI RACCONTANO…

Conosciamo Barbara Cobianchi

Ciao Barbara, benvenuta sul nostro Biplano, tu sarai il nostro primo “volo”… emozionata?

Molto, davvero. È l’emozione di veder prendere forma il mio romanzo, di farlo arrivare ai lettori, ma, soprattutto, l’emozione di “volare” con voi, di sapere che spiegheremo le ali insieme con l’entusiasmo che accompagna ogni nuova avventura.

Noi ci siamo già innamorate della tua scrittura e della tua storia. Ci piacerebbe molto che anche chi sta leggendo possa cominciare a conoscerti…ti va di raccontare chi sei?

Chi sono? Domanda difficile. 😊 Direi che sono una “racconta storie”. Non una storyteller come si dice oggi per i professionisti della scrittura, solo una semplice “racconta storie”. Racconto storie sul letto ai miei figli e sono le storie di me da giovane per essere loro più vicina, racconto storie a miei alunni di liceo e sono storie di un passato lontano che li stupisce ogni volta, racconto storie a chi mi sta accanto e sono storie normali di giornate normali. E poi racconto storie quando scrivo e sono storie di personaggi che prendono forma, storie in cui qualcuno può rispecchiarsi, storie che vogliono parlare a tutti.

Da quando scrivi e quando scrivi?

Scrivo da quando ero bambina: quando alla scuola elementare ho scoperto le parole, allora finalmente ho potuto cominciare a dar voce a tutto quello che mi frullava in testa.

Quando scrivo? La testa scrive sempre. Incontra storie, crea frasi, le corregge cammin facendo. Le mani, invece, devono ritagliarsi gli spazi, ogni giorno diversi nelle giornate che non bastano mai, tagliare, dar forma alle frasi che la testa ha già scritto da tempo, e poi cucirle le une alle altre, nelle notti d’inverno sul divano o nei pomeriggi d’estate all’aperto, all’ombra di un albero. Forse sarebbe più semplice dire che a questa domanda non so rispondere. 😊

Cosa è per te la scrittura?

La scrittura è “il mio posto”, la dimensione in cui mi muovo libera, è serenità e leggerezza, frustrazione, qualche volta, il luogo da cui a volte scappo, ma quello a cui comunque sempre torno.

Ogni collaborazione lavorativa nasce da una scelta reciproca. Il tuo romanzo ci ha catturate immediatamente. Che cosa ci abbia fatto innamorare di lui per ora deve ancora rimanere top secret…possiamo però cominciare a raccontare cosa ti ha spinto verso di noi…hai voglia di parlarcene?

Era un tardo pomeriggio d’inverno, di freddo e nebbia. Da qualche tempo mi ero messa alla ricerca di un editore ed era una ricerca a tratti speranzosa a tratti penosa perché non stavo cercando un editore purché fosse, ma un Editore, come quelli di un tempo, che lavoravano davvero a braccetto con l’autore. In quel tardo pomeriggio d’inverno, dunque, pesavo fra me e me pensieri di questo tipo e svogliatamente “navigavo” col pc… così mi sono imbattuta in una vostra intervista. Ho incontrato le vostre parole, le vostre idee, e l’idea del “volo” che vi anima, il fatto che cercaste storie “impastate di vita”… sono state queste le cose che mi hanno portato a voi, cogliere le vostre voci mi ha fatto pensare che forse avreste colto la mia…

Te la senti di consegnare ai nostri lettori un piccolo indizio sul tuo romanzo, spiegando a chi è dedicato?

È un romanzo dedicato ai miei figli, perché sappiano che il mondo ha tante sfaccettature, ad amici di un tempo lontano, perché si ricordino che di quelle sfaccettature si può vivere bene, a tutti coloro che, come me, non amano etichette e definizioni, ma piuttosto credono che il mondo possa essere, nonostante tutto, un buon “posto” dove stare. Ed è dedicato all’uomo che mi sta accanto ogni giorno, perché, insieme alla scrittura, è “il mio posto”.

Tre aggettivi per descriverlo?

Attuale, perché di mondo d’oggi vuol parlare.

Sognante, perché ha una patina di magia come le favole moderne.

E vivo, di sicuro.

Grazie Barbara. Alla prossima intervista!