Conosciamo Samuele Arba

Benvenuto Samuele, sei pronto a volare con noi? Noi sì, prontissime!! Per cominciare a raccontare di te e del tuo romanzo – un uomo qualunque – è “d’obbligo” partire da un “indizio”, un particolare molto importante… un concept album di uno dei più grandi cantautori italiani, Fabrizio De André: “Storia di un impiegato” (1973). Ci racconti perché questo disco è così fondamentale per te e il tuo romanzo?

La storia dell’album di De André narra le vicende di un giovane impiegato che, dopo aver ascoltato un brano della rivoluzione del Maggio ’68, decide di ribellarsi al suo ruolo in società. Nel 2011, quando a Barcellona – e in tutta Spagna – scoppiò la rivolta del Movimento 15-M, girovagando nella Plaça Catalunya occupata dagli Indignados, ho pensato che i motivi per cui manifestavano quelle persone erano gli stessi che avevano spinto l’impiegato di De André alla sua ribellione. La trama del disco calzava a pennello nella Barcellona del 2011. Un uomo qualunque perciò si ispira alla trama di ‘Storia di un impiegato’ anche se Xavi, il personaggio principale del romanzo, è l’antitesi dell’impiegato di De André.

Un uomo qualunque è uno di quei libri che ha il potere di scuotere il lettore sia in termini positivi che negativi. Il protagonista Xavi o lo odi o lo ami. Tu cosa pensi a riguardo? Era tua intenzione, nel momento in cui hai concepito il libro, arrivare a questo risultato?

Xavi è un antieroe, uno che si fa scivolare gli eventi addosso e mai ha il coraggio di affrontare i problemi, un vigliacco se vogliamo, ma anche lui in fondo è un uomo, soffre come un uomo. Quando ormai tutto sembra perduto, riesce a trovare la forza per rialzarsi, per scrollarsi via di dosso la sua vecchia vita e anelare una speranza. In qualche modo, anche se sono uno l’opposto dell’altro, Xavi e l’impiegato si assomigliano, hanno in comune la consapevolezza della loro triste realtà e la tenacia per venirne fuori. Forse Xavi si farà odiare se lo giudicheremo per le sue scelte, a volte anche banali o insensate, o forse si riuscirà ad amarlo se cercheremo di immedesimarci in lui.

Come è nato un uomo qualunque?

Una sera di maggio, alcune settimane dopo lo sgombero degli Indignados, stavo ascoltando proprio Storia di un impiegato quando ho pensato che sarebbe stato un bell’esercizio lasciarsi trasportare dalle parole del concept e trovare le mie parole per un romanzo, legato agli eventi di quel maggio.

Cosa significa per te scrivere?

É un rimedio contro i mali dell’anima. Un esercizio per tenermi vivo, per imparare, per crescere.

Quali sono i tuoi riferimenti letterari?

Ho sempre preferito quegli autori che hanno scritto di esperienze vissute, delle piccole cose, della quotidianità, il saper raccontare se stessi nel mondo in ci vivevano. Sarebbe superfluo stilare una lista di nomi, anche se un riferimento a un poeta contemporaneo lo voglio fare: è Francesc Valls Calçada, da lui ho imparato e imparo tanto ogni volta che ci incontriamo.

Perché la musica è così tanto presente nel tuo romanzo?

Ho avuto a che fare con la musica da quando sono nato, ricordo che nell’autoradio di mio padre stava sempre a cantare Augusto Daolio. Compongo canzoni, ho inciso due album e ne sto preparando un terzo. Per me la musica è come lo scrivere, allevia il mio passo in questo mondo. Un suggerimento, quando state per iniziare a leggere un uomo qualunque, mettete come sottofondo musicale il brano Summertime, però non una versione qualunque, cercate quella di Leslie West.

Quando scrivi ti fai “trascinare” dall’impulso creativo oppure dai alla creatività una direzione prima che quest’ultima prenda forma attraverso la parola?

Stephen King ha scritto un libro molto bello, si chiama On writing, dove narrava il suo processo creativo, spiegando come si chiudeva in una stanza vuota lasciandosi il mondo fuori per addentrarsi nella sua storia e creare i suoi romanzi. A me succede più o meno lo stesso, mi lascio trasportare dal testo, dai personaggi. Non ci devono essere distrazioni attorno, forse per questo prediligo la notte per scrivere. Non sono uno di quelli che si fa una bacheca organizzata con nomi, luoghi, ambientazioni. Generalmente mi siedo e lascio che sia la scena a trasformarsi, si muova, viva.

Tre aggettivi per descrivere il tuo romanzo…

Genuino, intenso, atemporale.

Bene, per ora è tutto… manca pochissimo perché un uomo qualunque possa giungere nelle mani dei lettori
Grazie per il tuo tempo, Samuele.